Buongiorno,

dalle pagine del supplemento D di Repubblica dello scorso sabato, apprendo l’esistenza di una entità, che in realtà è una scuola, (ma non solo) dove il metodo di insegnamento è affatto diverso da quello che abbiamo sempre immaginato:

Apprendo che “il primo giorno di scuola i bambini vengono accolti sedendosi in cerchio per terra e cantando insieme in una lingua sconosciuta. Canti africani, norvegesi o degli indiani d’America. Poi un’insegnante racconta loro una storia. E dopo li invita a disegnare quello che hanno imparato. Una scuola dove i bambini intessono fitte corrispondenze con Dante e Calvino, ricevono poesie da Baudelaire, Neruda, Hikmet e disegni da Kandinskij, Mondrian, Rauschenberg.”

Deve trattarsi di certo di una scuola e di un metodo di insegnamento, tipico dei Paesi nordici: Danimarca, Svezia, Norvegia, … chissà?

Continuando quella interessantissima lettura, apprendo che in realtà, in quel luogo, oltre ad insegnare si fanno anche mille altre cose: “ci sono 500 alunni, due corsi di laurea dell’Accademia di Belle Arti, la redazione di un giornale sportivo, una scuola di danza, un nido, un centro disabili, un cinema un ristorante, e cooperative; in altre parole, una struttura frequentata da oltre 1.500 persone tutti i giorni.”

Ora, da un punto di vista latitudinale, forse possiamo immaginare che si tratti di una realtà che insiste quasi certamente in Emilia Romagna o, forse, in Lombardia o Veneto.

Apprendo ancora che dal 2017 questa “entità” ha dato vita ad una scuola diffusa per ragazzi tra gli 11 ed i 13 anni.   Portano “i bambini in panetteria per studiare la chimica, in cioccolateria per la geografia partendo dal cioccolato. Poi chiediamo di scrivere sulle esperienze brevi testi, anche pieni di errori, …”

Ci siamo fatti una idea di dove può trovarsi questa “entità”?  No?  In pieno centro storico a NAPOLI; anzi, per meglio dire, nei quartieri spagnoli. L’ente si chiama FOQUS e l’architrave è Rachele Furfaro.  Dal sito recupero la storia che vi propongono:

La sede di FOQUS Fondazione Quartieri Spagnoli onlus è nell’ex Istituto Montecalvario, nel quartiere Montecalvario dei Quartieri Spagnoli a Napoli, un complesso di 10.000 mq circa, parte del quale fu fondato, con la vicina chiesa di Santa Maria di Montecalvario, nel 1560 dalla gentildonna napoletana Maria Ilaria D’Apuzzo.

Costellata da alterne vicende (la soppressione degli ordini religiosi nel 1808, l’uso come alloggio militare, la ristrutturazione del 1827 –  l’acquisto dell’edificio da parte di alcuni nobili napoletani dallo Stato italiano, la successiva riconsegna alla Congregazione delle Figlie della Carità di San Vincenzo de’ Paoli e Santa Luisa di Marillac) dal XVI secolo e fino al 2012, l’Istituto Montecalvario ha svolto ininterrottamente – ma via via con maggiore difficoltà – attività educative e di assistenza ai bambini e ai ragazzi dei Quartieri Spagnoli.

La Congregazione delle Figlie della Carità di San Vincenzo de’ Paoli e Santa Luisa di Marillac nel 2012 ha deciso di sospendere l’attività educativa dell’Istituto Montecalvario e ha proposto all’Impresa Sociale Dalla Parte Dei Bambini di Rachele Furfaro di rilevarne a titolo oneroso l’attività nei Quartieri.

L’accordo pluriennale tra la Congregazione della Santa Sede e l’Impresa Sociale Dalla Parte Dei Bambini (che dal 1985 ha fondato e gestisce, a Napoli, la scuola dell’infanzia e primaria ispirata alla pedagogia cooperativa freinetiana, in cui la centralità del soggetto che apprende e la cooperazione nella costruzione dei significati condivisi sono i cardini dell’intero sistema educativo) è stato siglato nel 2013.

 Dalla Parte Dei Bambini ha garantito la continuità immediata alla scuola primaria e dell’infanzia, e nel 2014, dopo aver impegnato il 2013 in un intenso lavoro preparatorio, ha costituito la Fondazione Quartieri Spagnoli onlus FOQUS, cui ha affidato la realizzazione di un progetto di responsabilità sociale, inedito per l’Italia, per ridisegnare il ruolo e le funzioni dell’Istituto, per lo sviluppo dei Quartieri Spagnoli. Dal 2014 la fondazione FOQUS è unico responsabile del progetto di rigenerazione urbana.

Forse, un modo diverso di pensare e vivere la scuola è possibile anche a non voler andare all’”unschooling” (*) pratica, questa, diffusa in diverse nazioni ma poco praticata e praticabile da noi.

Tuttavia, l’esperienza di FOQUS mi sembra, invece, in linea sia con la struttura mentale del bambino che con le esigenze didattiche del nostro ordinamento, se è vero che “il compito degli insegnanti è creare gli argini di senso in cui il fiume in piena che è il bambino possa venire fuori.”

Credo che potrebbe essere d’accordo anche Umberto Galimberti su questa espressione.

Un saluto.

Zavoratti

 

(*) UNSCHOOLING: “Nella pratica significa permettere ai bambini di continuare a imparare secondo gli stili, i modi e i tempi che mettono in pratica, liberamente, fino ai 5/6 anni: nei primi anni di vita i bambini imparano moltissimo, indipendentemente dalla scuola”.